Separazioni e divorzi. separazioni Le indagini dirette a fare emergere le cause per una separazione sono fondamentali al fine di richiedere la separazione con addebito di colpa, così come sancito dall’articolo 151 commi 1 e 2 del Codice Civile.

Indagini per separazioni e divorzi giudiziali
Capacità patrimoniale e reddituale del coniuge
Capacità patrimoniale e reddituale del marito
Capacità patrimoniale e reddituale della moglie
Indagini patrimoniali

Con la Sentenza nr. 5094 del 5 marzo 2014 il Supremo Collegio è tornato ad occuparsi della vexata quaestio realativa alla norma che consente il ricorso all’ausilio della Polizia Tributaria per le indagini patrimoniali da parte del Giudice del processo della famiglia.

Come più volte osservato dagli operatori del diritto, che quotidianamente si trovano a dover chiedere la tutela legale dei diritti degli assistiti, le questioni che più spesso trovano ingresso presso la Corte di Cassazione sono quelle afferenti il contributo divorzile, dato che la volontà di trattare le analoghe problematiche, collegate alla determinazione degli assegni separativi, viene consumata dallo spirare del tempo per introdurre il giudizio relativo alla cessazione del vincolo.
Il problema, ad ogni buon conto, resta sul campo e come già osservato in precedenza rappresenta, da sempre, uno degli elementi di punta del conflitto intrafamiliare della separazione e del divorzio.

Dopo una vita insieme, come ripartire gli oneri, come stabilire una misura dell’assegno di mantenimento che sia “corretta” e reale e quindi adeguata, non solo all’astratto principio di legge del tenore di vita, ma, soprattutto sia concretamente collegata alle disponibilità attuali dell’onerato !!

Il principio di diritto introdotto da ormai molti anni dalla norma, sia per il giudizio della separazione che per quello del divorzio, quello che consente al Giudice della separazione e del divorzio di avvalersi delle “indagini patrimoniali” per il tramite del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, viene di fatto “confermato”, anche dalla Sentenza in commento, come assolutamente discrezionale.

Questo accade perché da anni viene confermato come valido, ed insuperabile, un ragionamento ermeneutico che, nel richiamarsi ad altri principi ordinamentali di fatto, rende la tutela delle parti più deboli di un rapporto matrimoniale, assolutamente senza alcuna garanzia di ottenere l’effettiva tutela del loro buon diritto.

L’elemento cardine della norma che riguarda sia il momento della separazione che quello del successivo divorzio è noto.

La legge vigente assicura alla parte debole di un rapporto matrimoniale di poter contare su di un importo che abbia ad assicurare, alle medesime parti deboli, il mantenimento di un tenore di vita “sostanzialmente analogo a quello goduto in costanza di matrimonio” per i casi di divorzio, od alla diversa tutela dell’obbligo dell’assistenza matrimoniale nel caso dell’assegno separativo.

Il principio legis da applicare è dunque di rara chiarezza :

al cessare di una convivenza matrimoniale, con la separazione, ove ne sussistano tutti gli ulteriori presupposti (non addebitabilità della stessa ed assenza di adeguati redditi propri) il giudice “stabilisce” il diritto di ricevere dall’altro “quanto necessario al suo mantenimento” – l’entità di questo “quanto necessario” è determinata in relazione alle circostanze ed ai redditi dell’obbligato.

Al cessare degli effetti civili del matrimonio la legge dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno “quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni obbiettive“:

il concetto critico appare immediatamente essere quello della determinazione della “adeguatezza” ed in questo caso la dottrina e la giurisprudenza appaiono in sintonia nel centrare l’adeguatezza sul tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Come si vede nell’applicare al caso concreto il principio della legge, appare sostanziale, in entrambi i casi, per arrivare ad una determinazione della misura dell’onere, il disporre da parte del giudice di una adeguata conoscenza dello spessore reddituale e patrimoniale, non solo dell’obbligato in via astratta, ma anche della parte richiedente, perché è solo dal confronto delle due posizioni, che potrà essere effettuata la necessaria comparazione.

In merito agli obblighi di allegazione processuale della “completa e corretta documentazione fiscale e reddituale” si è scritto e si è discusso, sia in dottrina che in giurisprudenza, come non mai.

I richiami alla correttezza processuale, alla civiltà, agli obblighi connessi all’impegno matrimoniale e genitoriale, si sono susseguiti senza alcuna evidente modifica del contegno delle parti nel processo della famiglia: chi sia in grado di occultare il proprio reddito continua a farlo e chi non è in grado di poter operare delle correzioni, continua ad essere colpito, a volte senza alcuna speranza di poter dimostrare una diversa consistenza economica, in capo al soggetto astrattamente beneficiario.

Al contrario, chi è titolare del diritto di ottenere il mantenimento, laddove si veda depositare documentazione fiscale “sostanzialmente ed apparentemente in regola” per il principio affermato anche dalla sentenza in commento, si vede attribuire un assegno, molte volte senza poter riuscire a “contestare puntualmente” aspetti di divergenza tra la situazione reddituale patrimoniale evidenziata nei modelli fiscali e la realtà, questo perché la disponibilità di questi dati, è per la parte semplicemente impossibile.

Come possa infatti una parte di un rapporto coniugale, sostituirsi alle indagini della Finanza per ricostruire l’effettiva consistenza patrimoniale e reddituale della parte astrattamente obbligata non è dato comprendere.

Ed è evidente che lo spirito della norma, quello che ha portato il legislatore a licenziare l’intervento della Polizia Tributaria nel processo della famiglia, fosse quello di superare, una volta per sempre, le difficoltà di tanti coniugi che, in assenza di ogni possibilità, mezzo o conoscenza della reale entità del patrimonio e dei redditi di quello più forte, si sono visti attribuire contributi assolutamente distanti da quelli applicabili, in concreto, con il rispetto dei principi normativi.

D’altro canto, le medesime considerazioni sono da svolgere in tutti quei casi in cui, in mancanza del deposito di ogni documentazione fiscale da parte del partner “debole”, non è stato possibile a chi è onerato di un contributo, dimostrare l’eccesiva onerosità dello stesso contributo !!

L’evidenza di una situazione di intollerabile ingiustizia, soprattutto considerando come nulla più di un “assegno familiare” possa essere patito come insopportabile, nei due casi di troppo poco o di troppo, costituisce un dato di comune esperienza.

Il rimedio dell’intervento del Nucleo della Polizia Tributaria presso la Guardia di Finanza, espressamente introdotto dalla Legge, viene però mortificato sull’altare del principio del divieto di disporre di un mezzo processuale, come la Consulenza di Ufficio, che appaia di natura “meramente esplorativa” (Cassazione Nr. 2098 del 2011 ) in mancanza di espliciti “elementi di fatto idonei ad illustrare il grado di agiatezza caratterizzante il tenore di vita endomatrimoniale, quando si ritenga che tale rilevante indice delle capacità economico-patrimoniali dell’obbligato non sia adeguatamente rappresentato nel giudizio”. (Cassazione Prima sentenza nr.14335 del 6 giugno 2013).

Pertanto, in un giudizio così delicato ed assolutamente diverso, quanto a presupposti psicologici e possibilità concreta del possesso di documentazione comprovante obblighi inter partes, rispetto ad un qualunque altro tema del contendere procesual civile, la giurisprudenza non riesce a superare il limite dell’onere in capo alla parte.

E’ tale situazione di evidente ingiustizia, che ha consigliato, l’adozione da parte di numerosi numerosi Tribunali tra i quali v’è da annoverare Roma in prima fila, di modelli di Decreti di fissazione dell’udienza presidenziale che inseriscono, tra gli obblighi delle parti in processo, oneri “creativi” come quelli del deposito di una “dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio” come si evince dal Decreto di fissazione della udienza presidenziale in uso attualmente presso il Tribunale Civile della capitale. (Decreto fissazione di udienza presidenziale, Sezione Famiglia, Tribunale di Roma )

Per altro, laddove uno dei coniugi abbia, comunque, articolato una propria “formale contestazione rispetto alla contradditorietà delle evidenze della documentazione prodotta dalla parte astrattamente onerata” la giurisprudenza constante del Supremo Collegio è nel senso di riconoscere al giudice del merito la facoltà di poter : “insindacabilmente selezionare i fatti rilevanti ai fini della decisione, ove tale valutazione sia sostenuta da adeguata motivazione, senza dare corso ad approfondimenti istruttori che non siano giustificati da allegazioni e giustificazioni idonei a sostenere la necessità o la rilevanza ripsetto alle emergenze probatorie già accertate”. (Cassazione Civile sentenze nr. 21412 del 2006 nr. 4391 16346 del 2007 ).

Seguendo questi principi, la Sentenza in commento, è rimasta nell’alveo delle precedenti, omettendo ogni considerazione ermeneutica relativa al dettato della norma, che spinge piuttosto a considerare come l’obbligo per il giudicante di determinare la misura in concreto dell’importo dell’assegno, connesso al terminare di una vita coniugale, possa ben essere inteso come obbligo di tutela della parte debole e come parimenti esista l’obbligo di tutela della correttezza della misura dell’onere, anche nei confronti della parte onerata.

In conclusione, non si può non sottolineare come gli strumenti attualmente a disposizione di ogni giudice del merito del processo della famiglia, consentano allo stesso di poter applicare, a sostegno del proprio onere di “determinare in concreto la misura dell’assegno separativo o divorzile”, lo strumento previsto della delega alla Polizia Tributaria.

Questa, infatti, per il tramite del proprio diretto accesso all’Anagrafe dei Rapporti in uso al Corpo (istituita ai sensi dell’art. 37, 4° comma, del D.L. 4/72006 nr. 223, convertito in legge 4/8/2006 nr. 248, che ha modificato l’art. 7, commi 6 e 11 del D. P. R. nr. 605 del 29/9/1973 ed alle altre diverse applicazioni dell’Anagrafe Tributaria – banca dati Serpico per CCIAA – ACI/PRA) potrà effetttuare una interrogazione, semplice ed immediata, con la sola conoscenza del codice fiscale del soggetto da accertare, estendendo la richiesta alle Poste Italiane, agli Istituti di credito, alle compagnie assicurative ed agli altri intermediari finanziari interessati e successivamente disponendo la consegna della documentazione, così acquisita, direttamente nelle mani dello stesso giudice, senza quindi alcun bisogno di dare ingresso a consulenze esplorative, che potrà piacere continuare a considerare “vietate” anche nell’ambito specifico del processo della famiglia.