Nell’ambito delle Perizie Informatiche Forensi, una richiesta sempre più frequente da parte delle aziende e professionisti o imprenditori è quella del controllo sui dipendenti, effettuato in tempo reale o in differita tramite l’analisi degli strumenti in uso al dipendente.

In alcuni casi i datori di lavoro hanno  facoltà di controllo sui dipendenti al fine di individuare comportamenti illeciti, ma c’è una linea sottile che separa le condotte datoriali legittime da quelle che non lo sono e che vanno a ledere la privacy dei lavoratori.

Di fatto, numerose ordinanze hanno ritenuto legittimo il licenziamento basato su un uso improprio dei social network, come postare fotografie scattate durante l’orario di lavoro accompagnate da commenti offensivi nei confronti dell’azienda. Il concetto alla base della decisione dei giudici è che, nel momento in cui si decide di pubblicare determinate informazioni e foto sul proprio profilo, si accetta automaticamente il rischio che queste possano essere viste da soggetti terzi e quindi utilizzate in tribunale.

Il datore di lavoro ha diritto a effettuare controlli mirati sui lavoratori dipendenti onde verificare il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro – tra cui i computer aziendali – nel rispetto, tuttavia, della loro libertà e dignità.

Il controllo a distanza dei lavoratori è stato introdotto dal decreto attuativo del Jobs Act nella seduta del Consiglio dei Ministri dell’11 giugno 2015. In tale seduta, quindi oltre ad essere stati approvati i decreti in materia di riordino dei contratti di lavoro e degli ammortizzatori sociali, è stata approvata anche la revisione della normativa dei controlli a distanza del lavoratore. Vediamo cosa significa esattamente e cosa prevede il testo del decreto.

L’utilizzo improprio di strumenti elettronici e telematici aziendali, usati dal datore di lavoro per un controllo dell’attività dei propri dipendenti, è fonte di diffuso contenzioso.